Ve li buco i retreat da 500 euro: noi alla conferenza HIV ci andiamo con i soldi delle case farmaceutiche 💸
Senza scomodare Robin Hood, perché non è una soluzione perfetta, ma almeno facciamo comunità senza tirare fuori i soldi

Ciao sono Marco, sostenitore entusiasta della libertà sessuale, project manager e presidente del Brescia Checkpoint, un ente del terzo settore che si occupa di HIV. Ogni settimana scopriremo insieme
dove testarci per HIV e le altre infezioni sessualmente trasmissibili (IST)
come tutelare il nostro diritto alla salute
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Nello scorso numero abbiamo parlato della conferenza sul chemsex ad Anversa.
Ormai è la sesta volta che vado a ICAR, la conferenza italiana HIV, che quest’anno è stata a Catania. E finalmente una cosa mi è chiarissima: non serve per l’aggiornamento scientifico. Soprattutto per uno come me, che è sul pezzo tutti i giorni. Alla fine la parte scientifica si può recuperarla online: gli abstract sono pubblicati su BMJ Sexually Transmitted Infections, e ci sono anche gli ottimi post di Sandro Mattioli di Plus.
Il vero valore di ICAR è incontrare o ritrovare persone che non vedi da una vita. Quest'anno, ad esempio, il tavolo italiano sul Chemsex si è finalmente riunito dal vivo.
Ma non è networking, ma quella cosa informale di stare fino alle 3 di notte a parlare di fronte alla piscina dell’albergo, con un bicchiere di troppo, creando spazi (più) sicuri senza averlo deciso prima.
Riunire centinaia di persone da tutta Italia ha un costo altissimo, soprattutto perché ICAR è gratuito per studenti, specializzandi e persone delle associazioni: quest’ultime hanno sempre l’ingresso gratuito, anche se non hanno preso la scholarship (la borsa di studio che copre anche viaggio e hotel).

Diciamolo chiaramente: l’ingresso, il viaggio, il vitto e l’alloggio per ICAR sono coperti con i soldi che arrivano dalle sponsorizzazioni delle case farmaceutiche: principalmente Gilead,ViiV e MSD che producono farmaci HIV.
La community HIV, così come tante altre comunità, oggi si incontra e si confronta soprattutto online, ma a un certo punto è fondamentale vedersi dal vivo. Come facciamo a farlo senza che diventi un lusso? Perché spostarsi, viaggiare e dormire fuori casa ha un costo importante che non tutte possono sostenere.
Senza scomodare Robin Hood, perché non è una soluzione perfetta, ma almeno facciamo comunità senza tirare fuori i soldi, perché li prendiamo dalle case farmaceutiche .
Una parte della bolla content creator femminista invece cosa fa? Organizza i cosiddetti retreat: incontri di due o tre giorni dove si fanno workshop sulla sessualità e esercizi relazionali per creare connessione. Sfruttando, inconsapevolmente o meno, il bisogno di comunità in una società sempre attaccata al telefono. Alla modica cifra di minimo 500 euro.
Sono convinto che non ci sia un piano diabolico dietro e che chi li organizza non diventerà miliardaria, ma
è giusto creare momenti di condivisione dove può partecipare soltanto chi se lo può permettere? Ha senso che ci sia un guadagno dietro al bisogno di connessione?
Non sarebbe invece il caso di trovare forme di finanziamento alternative?
Perché io sono così ingenuo a continuare a credere che tutto quello che riguardi salute, relazioni umani, diritti e sessualità dovrebbe essere gratis.
Ma so bene che farsi finanziare dalle case farmaceutiche non è la soluzione perfetta. Continuo a chiedermi: avere i loro soldi ci rende davvero libere come associazioni HIV?
No, la soluzione è provare a diversificare le entrate, andare a bussare alle porte delle istituzioni pubbliche e pretendere che ce li mettano loro i soldi.
Nel frattempo, si fa quel che si può: io è da anni che dico pubblicamente che le case farmaceutiche private non dovrebbero proprio esistere. Però sono su un filo sottilissimo, e ci vuole tanto così che io cada.
Non vorrei fare una gara di purezza, ci mancherebbe, però a una certa, vedendo quei retreat, mentre noi associazioni HIV abbiamo le pezze al culo e 500 euro sul conto… Ho anche il diritto di avere i coglioni girati.
Ripensiamo al futuro della salute: un mondo senza big pharma?
Mettiti comodə: sarà un post lunghissimo. Ho tante cose da dire e voglio provare a dirle bene.
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Per far sentire la nostra voce sulle strategie sanitarie europee dei prossimi anni, come terzo settore possiamo compilare questa consultazione pubblica europea entro il 12 giugno.
Ciao sono Marco, sostenitore entusiasta della libertà sessuale, project manager e presidente del Brescia Checkpoint, un ente del terzo settore che si occupa di HIV.






