Chemsex: dalla conferenza ad Anversa a quello che possiamo a fare a casa nostra
È sempre troppo poco, ma già parlare senza tabù di sostanze è una rivoluzione

Ciao sono Marco, sostenitore entusiasta della libertà sessuale, project manager e presidente del Brescia Checkpoint, un ente del terzo settore che si occupa di HIV. Ogni settimana scopriremo insieme
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Lo scorso marzo, grazie al supporto dell'European AIDS Tretament Group (EATG), ho partecipato alla Conferenza Internazionale sul Chemsex ad Anversa.
Il chemsex è l’uso di sostanze psicoattive all’interno di contesti sessuali, un fenomeno che riguarda soprattutto i maschi gay e bisessuali e richiede approcci specifici e non giudicanti. Con Brescia Checkpoint facciamo parte di un tavolo nazionale dove ci interroghiamo su come muoverci concretamente per supportare la comunità.
Cosa stiamo provando a fare in Italia e a Brescia sul chemsex
Il primo risultato di questo confronto è stato un post su Instagram dedicato al PV, una sostanza molto diffusa a Milano e Brescia. Ci preoccupa perché è quasi impossibile fare riduzione del danno. Ci siamo interfacciati direttamente con i centri per le dipendenze delle nostre per ottenere i contatti corretti da fornire alle nostre comunità.
È stato molto commentato (a volte bene, altre male) e di recente anche Il Post ha dedicato due articolo sul tema:
Sostanze:come parlare di pericolo senza puntare il dito
Noi con il PV e il chemsex abbiamo provato a fare così
A livello locale abbiamo lanciato un questionario anonimo per capire quante persone vivono l’esperienza del chemsex a Brescia e come - e se - possiamo supportarle. Il questionario girerà a greve anche su Grindr.
Se vuoi condividere gratis questionari o informazioni su Grindr, puoi usarlo usando un form online

Bella la conferenza sul chemsex, ma non ci vivrei
Alla conferenza ad Anversa, un aspetto interessante è stata l’organizzazione della visita guidata a Darklands, una delle fiere fetish più famose al mondo che si teneva proprio in quei giorni.
Lì era stato allestito uno stand speciale sulla “kinky responsibility” per fare informazione su prevenzione HIV, chemsex e riduzione del danno direttamente nei luoghi del divertimento.
Tutto molto bello, ma non ho potuto fare polemica, sia in un report per EATG e che con toni più accesi su Instagram. Possiamo riassumere le mie riflessioni in tre punti:
Meno networking, più relazioni. In queste conferenze spesso l’obiettivo invisibile è “vendersi” per ottenere fondi o lavori. Ma se sei timido o il tuo inglese non è perfetto, resti tagliato fuori. Dobbiamo passare dalle lezioni frontali a piccoli workshop dove contano le persone e lo scambio di opinioni, non quanto sei bravo a fare marketing di te stesso;
Darklands: comunità o profitto? La fiera è un paradiso per il kinky, ma incredibilmente costosa. Si crea una gerarchia: più paghi, più hai accesso e status. Dalle feste che puoi permetterti al gear che indossi, la pressione per “essere all’altezza” è costante;
Basta con l’obbligo di essere performanti. C’è un filo rosso tra la pressione professionale della conferenza e quella estetica/economica di Darklands. Chiediamo costantemente agli uomini gay e bisessuali di essere “i più” in tutto: i più colti, i più kinky, i più vincenti. Questa paura di non essere mai abbastanza è uno dei motori silenziosi che spinge al chemsex problematico
Sembra poco. Lo è, ma iniziamo a parlarne
Parlare di sostanze non per far smettere le persone di usarle, ma per far sapere loro che là fuori c’è un’associazione che non le fa sentire in colpa.
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