Siamo stanche delle polemiche. Vogliamo buone pratiche
Basta pochissimo. Ce l'abbiamo fatta pure a Brescia con il vaccino HPV

Ciao sono Marco, sostenitore entusiasta della libertà sessuale, formatore e presidente del Brescia Checkpoint, un ente del terzo settore che si occupa di HIV. Ogni settimana scopriremo insieme
dove testarci per HIV e le altre infezioni sessualmente trasmissibili (IST)
come tutelare il nostro diritto alla salute
quali sono le ultime strategie di prevenzione e benessere sessuale
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Ciao e buon anno! Vorrei iniziare il 2026 ripescando una polemica del settembre scorso, per provare a trarne qualcosa di buono. È brevissima: una dottoressa del reparto di malattie infettive di Pescara ha scritto paziente omosex in un referto, scatenando il caos sui social.
Una scelta infelice, ma con una base di realtà
Scrivere l’orientamento sessuale in un referto medico è una scelta infelice e lede la privacy del paziente. E, come mi faceva notare giustamente Elena Canovi, è prima di tutto scatteria comunicativa.
È vero, però, che alcune popolazioni sono statisticamente più esposte a determinati rischi: i rapporti anali comportano una maggiore probabilità di contrarre l’HPV a livello anale, aumentando di conseguenza il rischio di sviluppare lesioni tumorali. Di conseguenza, il piano nazionale di prevenzione vaccinale garantisce la gratuità del vaccino HPV ai maschi che fanno sesso con maschi. Questo perché
hanno più rapporti anali rispetto alla popolazione generale
sono una comunità più piccola e la circolazione dell’HPV risulta dunque più rapida e frequente
Ma siamo in Italia e tra il dire e il fare c’è di mezzo la burocrazia: non tutte le regioni applicano concretamente il piano nazionale nei propri territori.
Quello che non si capisce dalla notizia è perché la dottoressa abbia ritenuto utile inserire “omosex” nel referto. Doveva essere vaccinato per HPV? Cosa aggiunge l’orientamento sessuale al referto? Mi è stato impossibile recuperare le informazioni complete del quadro clinico della persona. Mi sembra giusto: così viene tutelata la sua privacy.
Senza conoscere il caso specifico, dovremmo partire da una consapevolezza:
una parte della nostra comunità LGBTQIA+ è oggettivamente più esposta ad alcuni rischi, ed è un bene che le istituzioni sanitarie ne tengano conto e prevedano tutele e gratuità.
Il problema è come queste vengono comunicate.
La buona pratica: quello che facciamo noi a Brescia
In Lombardia, la delibera 3030/2024 sul piano vaccinale regionale prevede la gratuità del vaccino HPV per tutte le persone che dichiarano rapporti a rischio.
Per l’HPV ha poco senso parlare di “rapporti a rischio”, visto che si contrae semplicemente con il contatto con i genitali. Il preservativo riduce, ma non annulla il rischio. Ma questa è la delibera della Lombardia e noi ci adattiamo.
Partendo da questo dato normativo concreto e consapevoli del privilegio di operare in una Regione con un piano vaccinale così inclusivo, noi di Brescia Checkpoint abbiamo stabilito un protocollo preciso per supportare la nostra comunità.
Quando una persona viene a fare il test HIV/sifilide da noi, le spieghiamo quali sono i vaccini disponibili contro le infezioni sessualmente trasmissibili: HPV ed Epatite B (quest’ultimo la maggior parte delle persone l’ha già fatto ché fa parte dei vaccini obbligatori nell’infanzia).
Se la persona lo desidera, il nostro medico può firmare un foglio dove dichiara che la persona “rientra tra le popolazioni per le quali le vaccinazioni sono previste gratuitamente”.
Non è una prescrizione medica, ma un suggerimento che il nostro medico rivolge all’operatore del centro vaccinale per facilitare l’accesso a un diritto.
In teoria, basterebbe che la persona dichiari di avere rapporti a rischio quando va al centro vaccinale, perché non nessun documento specifica che serve una certificazione medica per avere diritto alla gratuità.
Ma abbiamo pensato che avere un foglio in mano possa incoraggiare le persone ad andare a vaccinarsi.
Un foglio che non dichiara che la persona ha rapporti rischio, o che è sex worker o un maschio gay/bi. Dice semplicemente che fa parte delle popolazioni per le quali è prevista la gratuità.
Su quello che succede dopo non abbiamo il controllo: spetterà alla sensibilità dell’operatore gestire il momento con tatto. Ma è il miglior compromesso possibile, al momento.
Di fronte a grandi associazioni e pagine da migliaia di follower che si sono limitate a buttare benzina sul fuoco su polemiche da social, ci siamo noi povere stronze, le associazioni locali con le pezze al culo. Loro si indignano, noi troviamo soluzioni concrete.
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Io sono Marco, sostenitore entusiasta della libertà sessuale. Presidente del Brescia Checkpoint, formatore, content creator e operatore alla pari.






Felice di avere contribuito alla riflessione! Ma soprattutto vorrei dirti che apprezzo molto il tuo approccio pragmatico focalizzato al rispetto e al benessere delle persone. Grazie per quello che fai